Scritto da spazioebbro - Pubblicato: Lun, 08/11/2010 - 12:56
Questa settimana parliamo dei Soraya Santa.
I Soraya Santa nascono alla fine del 2005 dall’incontro di Antonio Puglisi, tastierista e cantante, e David Bruni, bassista, due ragazzi nati e cresciuti a Castelverde, borgata dell’estrema periferia a est di Roma. L’idea di fondo è quella di rappresentare un genere nuovo e originale, che verrà in seguito definito “Melting Rock”, in cui liberamente trovassero spazio le più diverse influenze di ognuno, dal rock alla psichedelia,
dalla cantautorato alla nuova scena del rock indipendente italiano, in maniera spontanea e genuina, senza lasciarsi “etichettare” in un genere musicale predefinito. Nel corso del primo anno di vita i Soraya Santa definiscono il line up del gruppo. Alla chitarra arriva Fabrizio Petrolati, già compagno d’avventura di Antonio in diversi progetti, come i Torquemada e La Nemesi Band. L’innesto di Emanuele Flamini alla batteria, proveniente dal gruppo punk/metal Sidelight, porta alla band la decisiva spinta di potenza. Prova dopo prova, si viene a creare così una “alchimia” tra i quattro fatta di melodia, testi che parlano di anima, sogni, vita, atmosfere profonde e sognanti, psichedelia, tappeti luminosi ed esplosioni di suono. Una miscela che il gruppo sperimenta dal vivo in diverse esibizioni in locali, come La Corriera Stravagante, Locanda Atlantide, Spartaco, e manifestazioni come Risonanze e Castelverderock. Nel corso della promozione di quest’ultimo evento la band si guadagna il passaggio del pezzo “Fragile” sulle onde di Radio Città Aperta. All’inizio del 2007 David Bruni lascia il gruppo per dedicarsi allo studio e alle sperimentazioni del suo strumento, e alle quattro corde arriva Roberto Acquafredda. La sezione ritmica dei Soraya Santa acquista così tecnica e precisione ma anche fantasia e virtuosismo. A luglio il gruppo partecipa alla manifestazione live Labarorock piazzandosi tra i nove finalisti e vedendo così pubblicato il brano “La ballata del tenente porcospino” sul cd ufficiale dell’evento. Segue la partecipazione a "Emergenza rock" con l’esibizione al Jail Break dove solo per una manciata di voti sfuma il passaggio alla fase finale. Il 2008 è un anno di passaggio per i Soraya Santa. Il gruppo si dedica alla composizione di brani nuovi e alla rivisitazione del repertorio - arrivato nel frattempo intorno ai venti pezzi - secondo nuovi gusti e nuove influenze. La scena indie britannica, dai Mogwai, Editors, Coldplay, fino agli americani Interpol, salendo ancora più a nord fino agli islandesi Sigur Ròs, ma anche il rock italiano degli Afterhours, Moltheni, Marlene Kuntz, modellano il nuovo suono dei Soraya Santa verso soluzioni essenziali ma al tempo stesso ricche di suggestioni, in un continuo flusso e riflusso di atmosfere morbide e liquide e potenti voli di energia che i quattro della band sentono scorrere ad ogni prova, ad ogni live, direttamente sulla propria pelle. A giugno 2009 la band si chiude in studio per la registrazione del loro primo promoep, "L.A.U.Z.I. HA UCCISO LAURA PALMER".
Interessante la poliritmia tra accompagnamento e ritmica del canto. ben esaltata la voce rispetto al resto della band sulle prime strofe, tranne che a partire dal primo refrain in poi laddove perde totalmente tutto quello che aveva guadagnato all'inizio. Peccato perchè la voce è ben gestita ed un bel timbro.
In sè e per sè il pezzo non dà sorprese o "novità". Un altro "deja vu" su molti fronti ossia qui riassunti in items:
- Esecuzione pressochè monotona,ossia priva di ogni modulazione interessante, che non il solito I-V-I.
- Dato il punto precedente, il pezzo risulta pressochè privo di "tensioni" e tutto permane in una stabilità disarmante, ossia si va da accordi stabili ad accordi poco meno stabili ma sempre privi di quella necessaria tensione che provoca: interesse. E questo lo si ottiene modulando energicamente anche su tonalità "lontane"
- Vocali eccessivamente lunghe che di fatto contribuiscono solo a far più volume che non a contribuire all'intelligibilità
- Quest'ultima compromessa dal fatto che la voce, come detto, ad un certo punto "va in cantina" Ma questo item è possibile ritoccarlo. mentre gli altri si riferiscono all'architettura del pezzo.
partiva bene, partiva con una intro di pianoforte ed un bel gioco di voce e strumenti, e poi si è perso nell"'ormai noto".
l'esecuzione in sè, tecnicamente parlando, non è complicata. ma spesso anche in esecuzioni non complicate c'è chi ha difficoltà. Qui è stato complessivamente davvero buono. ha fatto molto il batterista in questo caso, dando o cercando di dare qualche "vitamina" i più.
Valutazione Artistica: 4
CONSIDERAZIONE TECNICA
DINAMICA:
Si percepisce bene che il gruppo può giocare bene con i piani ed i forti dando le giuste accentuazioni, ma almeno in questo brano, intro a parte, si permane in uno stato di costanza cui non ne esce se no per l'outro
Valutazione: 5
PALCOSCENICO SONORO:
è ottimo nella intro e prime strofe. Sia orizzontalmente che in profondità. Lì darei 10 senza esitazioni. che è poi quanto fà crescere la valutazione qui Poi, quando la voce viene confusa con il resto, il tutto si appiattisce in profondità. Diventa bidimensionale e ci rimane per tutto il resto del pezzo. Peccato.
Valutazione: 6
EQUILIBRIO TONALE:
Tutto lo spettro è dentro i medio bassi ed acuti sino a circa 12-13kHz; ma non sempre a volte sale la distribuzione spettrale. I tagli di frequenza, forse dovuti a compressori multibanda etc ma sono supposizioni, sono avvertibili. In ogni caso il picco di energia è nei mediobassi- medi.
Valutazione: 6
DETTAGLIO:
Gli strumenti si individuano e bene. Si perde la voce che, nel confondersi, non contribuisce certo alla chiarezza del dettaglio, bensì lo confonde. parametro molto molto comune, purtroppo, tra le bands emergenti e contribuisce quindi al "deja vu" di cui parlavo all'inizio.
Valutazione: 6
MEDIA: 5.4
Vuoi anche tu la presentazione e recensione del tuo gruppo o di te stesso ? Scrivi a: spazioebbro@email.it
Ciao, sono Roberto dei SorayaSanta! Grazie per la recensione!
L'analisi che hai fatto mi sembra (almeno in buona parte) corretta se ci si basa (giustamente) solo sulla registrazione: dal vivo lo spessore e le variazioni dinamiche sono molto più profonde ed accentuate, gli strumenti, probabilmente, sono maggiormente definiti e le parti più chiaramente separate. Questo ci permette di costruire quella tensione di cui parli più sulla dinamica che non sull'armonia. Anche se è vero che modulazioni diverse dal I-V-I contribuiscono ad enfatizzare il movimento del brano, il nostro modo di suonare (dovuto in parte anche ad una questione di genere) è basato, invece, sulla costruzione di tessiture che si diversificano tra le parti ed enfasi dinamiche con strumenti che di volta in volta creino anticipazioni che consentano di legare le varie sezioni; tutto questo, a scapito di una struttura armonica che noi cerchiamo di rendere più semplice possibile e che non è il centro della nostra ricerca, anzi (forse sbagliamo ma siamo così). La raffinatezza delle strutture armoniche non è, onestamente, il nostro credo: siamo più attenti a dinamica, impasti sonori, atmosfere sognanti e tessiture in cui sono le variazioni degli strumenti a diversificare le emozioni del brano (e non è detto che ciò ci riesca comunque bene...).
Personalmente, poi, forse per una questione legata ai miei ascolti, percepisco la creazione di tensione attraverso salti fra tonalità, soprattutto se lontane, un qualcosa di (scusa se sto dicendo un'eresia) paradossalmente 'poco interessante': credo che la sfida sia un'altra; senza arrivare a scomodare Schoenberg e rimanendo a livelli infimi come i nostri, in fondo qui, sul terreno delle modulazioni armoniche si apre il pantano del 'già sentito'. Ormai anche il rock, ora, è in certi sensi come la musica tonale all'inizio del '900: ha un periodo classico cristallizzato ed istituzionalizzato (ormai si studia in tutte le scuole di musica) e se non si rinnova la sintassi bisogna rinnovare i fonemi. Le partiture più raffinate sono patrimonio, credo, di altri generi (come la fusion, ad esempio), o al massimo di quella splendida nicchia che è il progressive (ma che, personalmente, ritengo ormai fuori dal tempo, passato). Le nostre orecchie sono orientate verso soluzioni tipiche del post-rock (che è proprio un'idea di superamento della centralità dell'armonia, dato che si tratta di modulazioni minimali), dell'odierna new wave (Interpol, Editors), con occhio all'alternative italiano (Afterhours); questa è, secondo me, la chiave per interpretare la nostra musica: se si cercano strutture complesse, virtuosismi o contrappunti di chissà quale levatura noi non siamo un gruppo in grado di fornirle; in questo caso non si potrebbe che darti del tutto ragione. Non credo, comunque, che sia nella complessità delle armonie il futuro del genere che facciamo, nè del rock in generale (il Progressive, come detto, fa parte del passato), che sembrerebbe trarre più linfa vitale dalle commistioni con l'elettronica che da altro, basta pensare ai Radiohead.
Con ciò che ho appena detto, non intendo assolutamente dire che la nostra musica sia un qualcosa di nuovo e di diverso o anche lontanamente paragonabile a quella dei mostri sacri che ho citato: dico solo che andrebbe provata live, perchè miriamo alla pelle più che alla mente (ma abche a quella). E' per questo che sarebbe un vero onore, per noi, poterti avere come ascoltatore ad una delle nostre serate (se non sei già stato a quella dello spazio ebbro)!
Ringraziandoti ancora per la recensione, ti auguro una buona giornata!
Roberto
Benvenuto e finalmente una reazione da parte di chi suona.
Il tuo intervento ha le sue ragioni e le espone molto bene. Ciò non toglie che quanto descrivo nell'analisi musicale del brano è quanto mi risulta saltar fuori all'ascolto. Ovviamente la mia opinione non è incontestabile. Non è bibbia ma non sono nemmeno frasi buttate là prive di riflessioni con tanto di ascolti e riascolti e di considerazioni.
Ciascuno ha la sua opinione ed è giusto che sia così altrimenti il mondo sarebbe piatto. e non è una frase fatta. Quindi ben vengano anche opinioni diverse. È così ovunque anche tra giurati nelle giurie.
In ogni caso reputo inutile parlare di esecuzioni dello stesso pezzo dal vivo od altro ambiente quando di fatto qui arriva un MP3 che ha bene o male le stesse caratteristiche che poi si trovano in quello che gli utenti comprano su iTunes, Amazon o sui CD. Quindi arriva quanto la gente conosce e conoscerà. Ed è a questo che si rivolge l'analisi.
Quanto ho asserito e quanto asserisco non è per denigrare/deprezzare, ma per mettere in luce determinati aspetti magari utili a chi produce magari no. Dipende cosa si vuole fare del feedback altrui. Come considerarlo etc.
Nessuno impedisce di ignorare ed andare avanti per la propria strada. Sono abituato a questo. Ma non sono qui per convincere nessuno. Anzi, il bello è aprire interventi
Non ho in alcun caso parlato di "tonalità necessariamente lontane" anche perchè non ne vedo la necessità ma movimenti meno piatti di I-V-I magari con un I-Vi-IV-V-I colorano di più. Qualche introduzione di accordi con dominati secondarie ceh non modulano ma rendono più interessante il tutto, per esempio.
Modulare poi su tonalità vicine quindi muovendosi dalla fondamentale alla dominante magari anche da maggiore a minore o viceversa, crea maggiori cambiamenti.
Lo stile proposto nel pezzo è un "deja-vu" ben delineato perchè alla fine: "tutti fanno così". Ci sono davvero tantissimi pezzi che ricalcano lo stesso metodo e sinceramente lo percepisco come un quadro non solo bianco nero, ma spesso privo di sorprese quindi di sfumature.
Questo rende un pezzo: con la caratteristica di volerlo riascoltare oppure meno. E certi "giochetti" ben artati nella progressione armonica lo possono far diventare un Masterpiece.
Non significa questo che bisogna inventarsi virtuosisimi o cose complessissime (molti infatti pensano che per fare cose da Master sia necessiario arrampicarsi sull'Everest). Questo appunto: no! Perchè sono dell'idea (dimostrata nella Storia - che nessuno pare imparare - ) che a volte con cose semplici si possono fare "numeri enormi". ma far trasparire una certa dominanza nella gestione del pezzo, dà il contenuto di "sale" che manca.
Non mi piace fare paragoni e non li farò nel modo più assoluto. Non mi baso su luoghi comuni/frasi fatte etc. perchè ho una mia personalità e non vivo di quella altrui. Ma se si vuole emergere realmente, bisogna trovare il modo di dare qualcosa di più, non qualcosa di meno o qualcosa che tutti hanno.
È il carattere distintivo, è l'esperessione di propria personalità.
Questo porta ad interesse. È questo che fà distinguere
__________________
Per parlare ... devi avere i coglioni, per sparlare... basta esserlo.
Ciao, sono Roberto dei
Dom, 21/11/2010 - 01:46per postare
commenti
Ciao, sono Roberto dei SorayaSanta! Grazie per la recensione!
L'analisi che hai fatto mi sembra (almeno in buona parte) corretta se ci si basa (giustamente) solo sulla registrazione: dal vivo lo spessore e le variazioni dinamiche sono molto più profonde ed accentuate, gli strumenti, probabilmente, sono maggiormente definiti e le parti più chiaramente separate. Questo ci permette di costruire quella tensione di cui parli più sulla dinamica che non sull'armonia. Anche se è vero che modulazioni diverse dal I-V-I contribuiscono ad enfatizzare il movimento del brano, il nostro modo di suonare (dovuto in parte anche ad una questione di genere) è basato, invece, sulla costruzione di tessiture che si diversificano tra le parti ed enfasi dinamiche con strumenti che di volta in volta creino anticipazioni che consentano di legare le varie sezioni; tutto questo, a scapito di una struttura armonica che noi cerchiamo di rendere più semplice possibile e che non è il centro della nostra ricerca, anzi (forse sbagliamo ma siamo così). La raffinatezza delle strutture armoniche non è, onestamente, il nostro credo: siamo più attenti a dinamica, impasti sonori, atmosfere sognanti e tessiture in cui sono le variazioni degli strumenti a diversificare le emozioni del brano (e non è detto che ciò ci riesca comunque bene...).
Personalmente, poi, forse per una questione legata ai miei ascolti, percepisco la creazione di tensione attraverso salti fra tonalità, soprattutto se lontane, un qualcosa di (scusa se sto dicendo un'eresia) paradossalmente 'poco interessante': credo che la sfida sia un'altra; senza arrivare a scomodare Schoenberg e rimanendo a livelli infimi come i nostri, in fondo qui, sul terreno delle modulazioni armoniche si apre il pantano del 'già sentito'. Ormai anche il rock, ora, è in certi sensi come la musica tonale all'inizio del '900: ha un periodo classico cristallizzato ed istituzionalizzato (ormai si studia in tutte le scuole di musica) e se non si rinnova la sintassi bisogna rinnovare i fonemi. Le partiture più raffinate sono patrimonio, credo, di altri generi (come la fusion, ad esempio), o al massimo di quella splendida nicchia che è il progressive (ma che, personalmente, ritengo ormai fuori dal tempo, passato). Le nostre orecchie sono orientate verso soluzioni tipiche del post-rock (che è proprio un'idea di superamento della centralità dell'armonia, dato che si tratta di modulazioni minimali), dell'odierna new wave (Interpol, Editors), con occhio all'alternative italiano (Afterhours); questa è, secondo me, la chiave per interpretare la nostra musica: se si cercano strutture complesse, virtuosismi o contrappunti di chissà quale levatura noi non siamo un gruppo in grado di fornirle; in questo caso non si potrebbe che darti del tutto ragione. Non credo, comunque, che sia nella complessità delle armonie il futuro del genere che facciamo, nè del rock in generale (il Progressive, come detto, fa parte del passato), che sembrerebbe trarre più linfa vitale dalle commistioni con l'elettronica che da altro, basta pensare ai Radiohead.
Con ciò che ho appena detto, non intendo assolutamente dire che la nostra musica sia un qualcosa di nuovo e di diverso o anche lontanamente paragonabile a quella dei mostri sacri che ho citato: dico solo che andrebbe provata live, perchè miriamo alla pelle più che alla mente (ma abche a quella). E' per questo che sarebbe un vero onore, per noi, poterti avere come ascoltatore ad una delle nostre serate (se non sei già stato a quella dello spazio ebbro)!
Ringraziandoti ancora per la recensione, ti auguro una buona giornata!
Roberto
Ciao Roberto ...
Dom, 21/11/2010 - 11:16per postare
commenti
Benvenuto e finalmente una reazione da parte di chi suona.
Il tuo intervento ha le sue ragioni e le espone molto bene. Ciò non toglie che quanto descrivo nell'analisi musicale del brano è quanto mi risulta saltar fuori all'ascolto. Ovviamente la mia opinione non è incontestabile. Non è bibbia ma non sono nemmeno frasi buttate là prive di riflessioni con tanto di ascolti e riascolti e di considerazioni.
Ciascuno ha la sua opinione ed è giusto che sia così altrimenti il mondo sarebbe piatto. e non è una frase fatta. Quindi ben vengano anche opinioni diverse. È così ovunque anche tra giurati nelle giurie.
In ogni caso reputo inutile parlare di esecuzioni dello stesso pezzo dal vivo od altro ambiente quando di fatto qui arriva un MP3 che ha bene o male le stesse caratteristiche che poi si trovano in quello che gli utenti comprano su iTunes, Amazon o sui CD. Quindi arriva quanto la gente conosce e conoscerà. Ed è a questo che si rivolge l'analisi.
Quanto ho asserito e quanto asserisco non è per denigrare/deprezzare, ma per mettere in luce determinati aspetti magari utili a chi produce magari no. Dipende cosa si vuole fare del feedback altrui. Come considerarlo etc.
Nessuno impedisce di ignorare ed andare avanti per la propria strada. Sono abituato a questo. Ma non sono qui per convincere nessuno. Anzi, il bello è aprire interventi
Non ho in alcun caso parlato di "tonalità necessariamente lontane" anche perchè non ne vedo la necessità ma movimenti meno piatti di I-V-I magari con un I-Vi-IV-V-I colorano di più. Qualche introduzione di accordi con dominati secondarie ceh non modulano ma rendono più interessante il tutto, per esempio.
Modulare poi su tonalità vicine quindi muovendosi dalla fondamentale alla dominante magari anche da maggiore a minore o viceversa, crea maggiori cambiamenti.
Lo stile proposto nel pezzo è un "deja-vu" ben delineato perchè alla fine: "tutti fanno così". Ci sono davvero tantissimi pezzi che ricalcano lo stesso metodo e sinceramente lo percepisco come un quadro non solo bianco nero, ma spesso privo di sorprese quindi di sfumature.
Questo rende un pezzo: con la caratteristica di volerlo riascoltare oppure meno. E certi "giochetti" ben artati nella progressione armonica lo possono far diventare un Masterpiece.
Non significa questo che bisogna inventarsi virtuosisimi o cose complessissime (molti infatti pensano che per fare cose da Master sia necessiario arrampicarsi sull'Everest). Questo appunto: no! Perchè sono dell'idea (dimostrata nella Storia - che nessuno pare imparare - ) che a volte con cose semplici si possono fare "numeri enormi". ma far trasparire una certa dominanza nella gestione del pezzo, dà il contenuto di "sale" che manca.
Non mi piace fare paragoni e non li farò nel modo più assoluto. Non mi baso su luoghi comuni/frasi fatte etc. perchè ho una mia personalità e non vivo di quella altrui. Ma se si vuole emergere realmente, bisogna trovare il modo di dare qualcosa di più, non qualcosa di meno o qualcosa che tutti hanno.
È il carattere distintivo, è l'esperessione di propria personalità.
Questo porta ad interesse. È questo che fà distinguere
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Per parlare ... devi avere i coglioni, per sparlare... basta esserlo.