Scritto da spazioebbro - Pubblicato: Mer, 27/01/2010 - 22:24
Questa settimana presentiamo ai lettori di dodicesimotasto gli Haiku Psico Wave!
Gli Haiku nascono come un gruppo rock psichedelico-sperimentale.
I testi traggono ispirazione dai brevi componimenti poetici giapponesi: gli haiku.
Poesie essenziali che descrivono in maniera profonda la natura, il senso di ogni cosa in relazione alle altre, l’ineffabilità della vita.
Il gruppo ha origine nell’estate del 2006 a Roma dall’incontro tra il batterista-chitarrista Flavio Di Giuseppe e il cantante Camillo Ventola, ma solo nel giugno del 2007, con l’arrivo del bassista Enrico Belardi e del chitarrista Francesco Ferrarelli, la formazione raggiunge una propria dimensione.
I quattro manifestano sin da subito un inaspettato feeling sonoro e una certa attitudine progressiva nella composizione. Influenzati da gruppi come Massimo Volume, Joy Division, C.S.I., Nine Inch Nails, Porcupine Tree, dEUS, The Mars Volta (solo per citarne alcuni), gli Haiku ricercano un personale stile sonoro, pensato come una frontiera dai contorni indefiniti in cui possano convivere la melodia, la sperimentazione sul suono, il rumore, i silenzi, la recitazione.
La musica è una necessità interiore. Che si tratti di una sala prove, di un giardino all’aperto, di una camera da letto, di un palco, della frenesia del traffico, del silenzio di una campagna o dell’anonimato di una stazione metropolitana, l’importante è immergersi nell’atmosfera attorno, farla propria, sussurrarla o gridarla, trasportando chi ascolta in una dimensione sospesa, che sarà libero di interpretare e di vivere come meglio crede.
Nel febbraio del 2008, registrano il primo ep autoprodotto negli studi di Altipiani Musicali (Roma).
Intro articolata, interessante, all'inizio ricorda un po' Blade Runner di Vangelis in quanto usa un effetto abbastanza simile - un synth con oscillatori su onde triangolari o a dente di sega - portato nello stesso modo, poi si distingue ed ha un carattere inequivocabilmente suo, un bel duo di chitarra e basso.
Entra la voce e c'è subito qualcosa da notare. La chitarra compete con la voce e non ne costituisce un partner di supporto ( un paio di dB in meno sarebebro perfetti ). La voce va invece bene sia nell'effetto megafono che subito dopo di esso in poi.
Vorrei fare qualche appunto sulla metrica: non è obbligatorio sillabare rigorosamente a ritmo perfetto tutte le parole. A volte, il "buttare lì" una parola recitata, aiuta a dare un tono di umanità, di vivacità, di non meccanicità, come se si leggesse paurosamente uno spartito. Mi riferisco all'inizio del pezzo nella scansione della parola "scivolano", che è eccessivamente "attenta" alla metrica. Si percepisce. Avrei preferito sentire magari un veloce e deciso recitato, su quella parola.
Ottima l'idea di introdurre uno strumento ad arco. Il registro usato è quello della Viola. Ma anche il violoncello arriva a quel registro. Solo che non notando note più basse del Do2, ne deduco che sia una Viola e non un violoncello; è difficile, spesso, su questo registro distinguere bene tra i due specie quando la voce è percepibile ma no distintamente. Ecco il punto: non emerge. Un'idea molto carina che perde un po' della sua energia perchè mixata non a dovere. Qalche dB in più non sarebbe guastato. È lei la regina in quei due punti in cui viene a trovarsi e nell'outro è massacrata dallo strum di chitarra che, invece, andrebbe solo in accompagnamento. In realtà la Viola c'è anche in altri punti ma non è affatto avvertibile immediatamente.
Per quanto riguarda il testo, il suo contenuto, lo reputo scarno. D'accordo che si parla di "poesia essenziale" ma dov'è il messaggio poetico che descrive la Natura ? Sembra più un "voler dire qualcosa a qualcuno", un "essere in disappunto con quel qualcuno" ma non è chiaro con chi, il perchè etc Inoltre più che altro una "storia di tutti i giorni" tra casa, bar e discoteca. Questa è la sensazione percepita.
La parola "essenziale", infatti, non significa "inesistente" o "ridotta all'osso", bensì una poesia che ricerca verità metafisiche, che mira all'Essenza. Quindi mi aspetto che nella ricerca e nell'espressione della Poesia Essenziale, vi sia un chiaro univoco messaggio metafisico che qui in questo testo, sinceramente, non vedo se non la quasi ossessiva ripetizione di una frase.
Complessivamente il brano, a parte gli aggiustamenti tecnici, lo trovo ben fatto e musicalmente piacevole anche se con poche variazioni, modulazioni classiche prive di "brivido". Però le scelte fatte sull'idea della composizione ed arrangiamento non sono sbagliate anzi, le trovo indovinate, ma rimangono latenti, non vedono lo sviluppo che ci si aspetta dall'ascolto. Promette però bene con al revisione di alcuni punti. Tutto sommato credo che il gruppo lo possa fare benissimo, non credo sia una difficoltà per loro.
Valutazione Artistica: 5
CONSIDERAZIONE TECNICA
DINAMICA:
Una dinamica presente e ben gestita. Il gioco tra piani e forti presente e ben giostrato. Il bilanciamento strumentale però ne risente un po' in alcuni punti come detto in precedenza. Ma compelssivamente un buon lavoro.
Valutazione: 7
PALCOSCENICO SONORO:
La distribuzione orizzontale è ben fatta. Il basso ben calibrato. La chitarra anche negli effetti e nei suoni. La batteria dà la profondità che ci deve essere su un palco. Anche la voce è ben calibrata attraverso l'introduzione opportuna di un lievissimo riverbero. Niente da eccepire su questo punto.
Valutazione: 8
EQUILIBRIO TONALE:
Ben calibrato. Lo spettro viene coperto elegantemente sin dove serve. Labbiali e dentali in corretta evidenza sulla voce, strumenti molto puliti e solidi.
Valutazione: 9
DETTAGLIO:
Il dettaglio va curato di più. Chitarre in competizione con Voce e Viola ne confondono a volte gli interventi. C'è una lieve carenza per quanto è definito come "concerto" ma in termine di mixaggio, non in termine artistico.
Valutazione: 6
MEDIA: 7
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